La figlia oscura

Ecco un film onesto sulla maternità, lontanissimo dalla narrazione edulcorata e fasulla che trasforma le madri in plusmadri devote e soddisfatte. Un film dove la fatica e l’impegno di essere madri si vedono tutte e dove si capisce bene quanto sia duro l’incastro con l’essere donna. Altro che sbandierare la Maternità come un arricchimento della donna! La maternità mette in crisi una donna.
E poi tutta la storia della bambolina persa, per la quale si mettono manifesti come fosse la ricerca di una persona vera, non ci dice forse che la narrazione falsa, esaltata, markettara della maternità finge che un figlio sia come un bambolotto o come una Reborn Doll che non contesta e sorride docilmente? Le Reborn Doll sono “adottate” da milioni di finte mamme nel mondo. Sono molto simili a bebè, di cui hanno la consistenza, il peso, la pelle morbida odorosa che cambia colore a seconda della situazione della luce. Dotate di una realistica voce da neonato, aumentano l’illusione di avere tra le braccia bimbo quasi vero, ma che, a differenza di un figlio reale, non se ne andrà mai e col quale non ci saranno i penosi e necessari conflitti dell’adolescenza. Insomma, un figlio “fantastico”. Una figlia tutta “chiara”.

Qualcuno ha voluto liquidare le problematiche sollevate dal film bollando la madre di narcisismo.

A me non pare affatto una narcisista. Per il fatto che, ad esempio, è stupita quando un ricercatore in vista elogia e cita in pubblico il suo lavoro. Accetta le normali umiliazioni accademiche dal suo professore-capo. Non si bea dell’adorazione del suo compagno che gli si butta in ginocchio per farla restare, tutt’altro.
E’ solo una donna che vuole fare il suo lavoro di studiosa di letterature comparate e il padre delle bimbe latita. Una storia più che comune.
Le madri narcisiste, piuttosto, sono quelle che si incollano al ruolo riconosciuto di madre , traendone approvazione sociale e adorazione da parte dei figli. Quella del film, al contrario, cerca – con mille difficoltà – di tenere insieme alla madre le sue legittime aspirazioni di donna e di studiosa. Per un po’ non ci riuscirà. Ma il finale dà speranza.