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Nonostante fossi stata avvertita della noia mortale del film “Le otto montagne”, il tema padre-figlio mi sembrava troppo cruciale per essere lasciato da parte per una semplice possibilità di tedio. In effetti, su questo tema, il film non delude, almeno alla mia lettura. Il figlio biologico si separa dal padre e dalla madre, come è giusto che sia e con tutte le difficoltà esistenziali di lavori improbabili e sottopagati. Al suo posto i genitori “adottano” idealmente il ragazzo montanaro, amico del figlio, che invece fa loro molta compagnia. Il padre fa con lui quello che ha sempre sognato di fare col figlio biologico, cioè camminare in montagna. Gite a cui il figlio naturale si era sottratto con forza dicendogli: “papà, queste sono cose che si fanno con gli amici, non con i genitori. Tu non hai amici e vuoi farle con me!” La fine del ragazzo di montagna, che non rivelo per non spoilerare troppo, ci racconta con precisione gli effetti di un eccessivo ingombro da parte dei genitori, bio o sociali che siano, padri o madri che siano.

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Quanti e quante non si sposano veramente ma tengono la mano ben salda alla madre, al padre, insomma alla famiglia precedente?
Quante e quanti ancora ci toccherà sentir dire “la mia famiglia” intendendo quella che si sarebbe dovuta lasciare per formarne una nuova?
Quanto il discorso dominante nell’idea di famiglia contempla solo quella tradizionale, impedendo di fatto un’intimo distacco da quella di origine a chi ne forma una differente, che sia ricostituita o omosessuale o fatta da un gruppo stabile di single adulti? Queste ultime, indichiamole come famiglie per scelta, producono legami molto intensi, gioie e drammi simili, sensi di abbandono o di accettazione che troviamo in tutti i gruppi famigliari. Il sangue non è il collante di una famiglia – e i delitti famigliari stanno lì a ricordarlo. Ma del gruppo sembra che non possiamo fare a meno: ad oggi, pur con tutti i limiti, esso sembra la più ambita invenzione di legame umano.
E non c’è sempre bisogno del sangue.
In ogni senso.

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Medardo downloadRosso, un genio.
Modellò madri e figli ancora circondati dall’informe della materia. Aveva capito che la difficoltà di nascere per molti non finisce mai. 
Aetas
aurea raffigura il bacio della madre sulla guancia del suo bambino. La bocca della madre è un impasto unico con la gota del piccolo e le linee del suo viso non sono ben definite, a differenza di quelle del bambino. Mentre viene baciato, il piccolo ha una smorfia d’orrore, teme del bacio cannibalico della genitrice

rev120581-oriI critici pensano che il gruppo rappresenti la moglie, da cui lo sculture si separa verso i trent’anni, e che il bambino sia l’amatissimo figlio di Medardo, Francesco, che assiste il padre morente e di cui poi curerà le opere.

 

 

 

Il bacio della madre è qualcosa che ha perturbato molti artisti.

 lp

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Natale e Capodanno sono l’epoca degli auguri e, tra quelli che girano sui social, questo è quello di una madre ai suoi figli. Non mi ha stupito, perché conferma un certo sentimento attuale di essere madre. Se essere madre è un lavoro a termine – prima o poi la madre deve diventare un po’ inutile – l’augurio di questa madre va in senso contrario. Non solo augura ai suoi figli di aver sempre bisogno di lei, ma quel vorrei essere tutto quello di cui avrete bisogno, li destina a svilire la domanda che potrebbero rivolgere a un terzo, a un padre, a un insegnante, a un amico o persino a un prete. Lei è già tutto questo e molto altro ancora. L’augurio, con quell’avrete, riguarda il futuro. Destina i figli a una vita claustrofilica, votata al chiuso, come rafforzativamente indica il disegno della famiglia-utero, a sostegno del messaggio. Ora, se la famiglia può avere una chance di essere amata nel corso della vita di un individuo, è proprio perché si apre, lascia andare chi è nato nel suo seno, si fa mancare un po’. Al contrario accade che, come per ogni amore, nell’esaustività dell’essere uno-tutto-per-l’altro, troverà la sua tomba.

(Esaustività, etimologia: dal latino exhaustus, participio passato di exhaurire cioè “esaurire”)

lp

 

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