La voce e la musica come vie d’accesso all’inconscio
Nel mese di luglio 2026 proseguono nel mio studio sul Lago di Garda le sessioni individuali residenziali di Musicoterapia Psicoanalitica, iniziate a giugno.
Sono molto felice di aver dato vita a questo progetto perché le esperienze che stanno emergendo sono ricche di significato, sia per il percorso personale di chi le sta vivendo, sia dal punto di vista della riflessione teorica. Ogni incontro conferma quanto la voce e la musica possano aprire vie d’accesso all’inconscio ancora chiuse alla sola parola, permettendo di tradurle in linguaggio.
La Musicoterapia Psicoanalitica non è una tecnica di rilassamento e non utilizza la musica come strumento per calmare o distrarre. Al contrario, si ispira al metodo della psicoanalisi di Freud, Winnicott e Lacan: la musica, e in particolare la voce, diventano un modo per lasciar emergere ciò che ancora non trova parole.
Per questo motivo il lavoro è necessariamente individuale.
Non si tratta di “curare con musica rilassante”. Talvolta si lavora con dissonanze, silenzi, ritmi spezzati, ripetizioni, improvvisazioni. L’obiettivo non è tranquillizzare, ma creare le condizioni affinché possa affiorare qualcosa che riguarda profondamente il soggetto e che ancora fatica a essere nominato. Serve anche per capire dove, nel corpo, una certa esperienza si è inscritta e in quale area della vita del soggetto e può produrre blocchi, inibizioni, angosce, incapacità lavorative o relazionali.
Qui il focus è il senso inconscio di ciò che si canta, si ascolta, si suona o persino si tace.
Non è necessario saper cantare né possedere competenze musicali.
In queste prime settimane abbiamo lavorato, con le persone che si sono iscritte, sul legame tra le esperienze vissute e la voce, scoprendo come il corpo e il suono possano esprimere ciò che le parole non riescono ancora a dire.
La voce conserva tracce della nostra storia, delle relazioni primarie, dei traumi, dei desideri e delle perdite. Entrare in ascolto della propria voce significa, spesso, entrare in contatto con una parte molto intima di sé.
L’obiettivo è permettere che qualcosa emerga. Perché, prima ancora di poter essere raccontato, l’inconscio trova spesso nella voce e nel corpo il suo primo modo di farsi ascoltare.
I posti sono ormai quasi tutti presi ma sarà un’esperienza che penso di continuare anche dopo agosto 2026.
Per info: residenzadartista@libero.it
